domenica 3 giugno 2007

Carceri e criminalità in Italia ad un anno dall’indulto tra aumento dei reati e istituti penitenziari nuovamente affollati

Lo scorso anno in Italia, come in Francia nel 2002 ed in previsione nel 2008, l’istituto dell’Indulto, consistente nell’estinzione in toto ed in parte della pena, da strumento politico di pacificazione sociale è stato utilizzato come mezzo sommario di sfoltimento della popolazione carceraria.
La situazione delle carceri Italiane nel giugno ’06 era grave: 60.000 detenuti per una capienza standard di 45.000 unità, accompagnata da una forte carenza di personale penitenziario.
Nel luglio 2006 il problema è stato affrontato dal Governo italiano con l’approvazione della legge n. 176 “Concessione d’Indulto”, che ha previsto uno sconto di pena di massimo 3 anni di detenzione per alcuni reati, tra i quali l’omicidio e mafia politica (che punisce chi chiede i voti alla mafia in cambio di denaro, come il caso del Senatore Pizzo, scarcerato), avvenuti prima del 2 maggio ’06. Il provvedimento ha permesso ben 26.200 liberazioni, nonostante ne fossero state previste solo 12.000.

Quale è la situazione italiana ad un anno dall’Indulto?

Tante le polemiche politiche e le ansie della popolazione provocate anche da scarcerazioni clamorose, come quella dei componenti della cellula Al Quaeda che progettava dall’Italia attentati in tutta Europa, del “Mostro di Foligno” che ha ucciso due bambini di 4 e 13 anni, o morti causate dall’indulto, come quella del giovane padre di 28 anni ucciso nel tentativo di sventare la rapina della sua macchina da parte dell’indultato Dragan Jovanovic. Tre casi tra i tanti che hanno scosso l’opinione pubblica.
Giorgio Napoletano, Presidente della Repubblica Italiana, durante la sia visita al carcere Rebibbia di Roma avvenuta nei primi di maggio, ha tentato di calmare gli animi riferendosi ai dati del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, i quali evidenziano che solo 11% degli indultati hanno reiterato i loro crimini nei primi sei mesi dall’Indulto (contro il tasso fisiologico di recidività del 68%).
Negli stessi giorni, Giovanni de Gennaro, capo della Polizia, ha presentato i risultati dell’indagine conoscitiva sulla Sicurezza in Italia nel periodo Agosto / Ottobre 2006, che dimostrano come dopo l’indulto i reati di rapina e furti sono incrementati vertiginosamente.
Sconcertanti anche i dati dell’indagine compiuta dall’associazione Antigone: le carceri sono di nuovo affollate - lo scorso gennaio erano 39.000 i detenuti, mentre ad oggi sono già 42.000. Le carceri inoltre non rispettano il regolamento e carente è l’assistenza sanitaria. Ben il 50% dei detenuti utilizza psicofarmaci.

Assassini, mafiosi e ladri liberi senza nessun accertamento della pericolosità sociale ed in assenza di programmi di recupero.
E le forze dell’ordine: “la sicurezza dei cittadini è sempre più a rischio ed il nostro lavoro sempre più inutile.

E.B. Ispettore Capo della Polizia di Milano, fermamente contrario all’Indulto, ritiene che il provvedimento ha risposto al problema del sovraffollamento delle carceri in maniera inadeguata.
Troppi i costi pagati in termine di rischi per il cittadino: "Le scarcerazioni sono state effettuate solamente sulla base dei requisiti formali senza un reale accertamento della pericolosità sociale del soggetto, cui si aggiungono i casi di errore che hanno portato alla messa in libertà, anche se non vi erano i presupposti".
Per quanto riguarda l’aumento della micro criminalità attribuibile al provvedimento "lo ritengo più che credibile visto che non è stato attivato nessun programma di reinserimento. Per esperienza personale, posso affermare che coloro che compiono furti e rapine abitualmente, difficilmente sono recuperabili, anche perché si trovano all’improvviso fuori senza né casa ne lavoro: l’illegalità è il loro unico mezzo di sostentamento".
Riferendosi poi alle dichiarazioni di Mastella, E.B. aggiunge "i dati sono facilmente manipolabili dai politici perché suscettibili di interpretazioni parziali o distorte. Molti reati non prevedono la carcerazione immediata ma la denuncia che, a causa delle lungaggini amministrative e burocratiche, quando non decorrono i termini, nella migliore delle ipotesi sfocia in un processo effettivo solo dopo 4 o 5 anni. Di conseguenza, la percentuale dei soggetti beneficiati dell’indulto tornati in prigione non ci da un quadro realistico, mentre l’aumento delle denunce depositate in tribunale rappresenta il dato più attendibile. ".
Secondo S.M. Appuntato Carabiniere gruppo Radio Mobile, anche questo non basta. "L’indulto ha aumentato la sfiducia dei cittadini nei confronti del meccanismo giudiziario, ferruginoso e colmo di “scappatoie”: anche noi spesso ci troviamo “con le mani legate" dice l’Appuntato "Già prima del provvedimento si stimava che il 30% dei reati non sono denunciati. Troppo spesso le vittime si rassegnano o ricorrono alla giustizia privata ".

Artic9lo pubblicato sulla rivista europea http://www.cafebabel.com/ intitolato : «Più sfiducia nella giustizia», l'indulto fa discutere

1 commento:

Anonimo ha detto...

Messaggio n°196 del 08/08/2007

L’ULTIMO CASELLI



Andare e guardate questa esternazione del giudice Giancarlo Caselli, e tornate:



http://www.youtube.com/watch?v=U-9Saud39vg



E’ un Caselli stanco quello di questo video (recuperato dal blog dello psicobuffone).

Si meraviglia che Andreotti e altri siano stati “assolti” MORALMENTE dallo stato italiano.

Povero ingenuo!

Lo stato NON poteva condannare i rapporti di SE STESSO con la mafia! Cosa Nostra comanda in Sicilia e lo stato avrebbe dovuto ammettere, condannando Andreotti, che DEVE SCENDERE A PATTI CON ESSA ossia che lo stato non ha il controllo della Trinacria!

La politica non può ripudiare la mafia perché mafia e politica SONO A GARANZIA L’UNA DELL’ALTRA! Sperare che la politica combatta la mafia è come credere che Berlusconi premier potesse fare leggi contro Mediaset o che, ora, Visco faccia pagare le tasse alle Coop (la mafia che non uccide delle regioni rosse)!

Perché sennò sarebbe a repentaglio la stabilità del bene supremo della “nazione”. Cioè la sua unità savoiarda. Dato che i polentoni inizierebbero a chiedersi se valga la pena pagare le più alte tasse d’Europa per poi essere sottomessi alla “cupola”.

Ci consenta, di sorridere del suo appello al “ripristinare la linea di demarcazione tra lecito e illecito”; quando ci sono ormai migliaia di stranieri che hanno commesso “reatucoli” come violenza carnale, omicidio volontario, riduzione in schiavitù di minori a fini di prostituzione, per chiarirci, che sono liberi per mille cavilli vari o ai quali è stato consentito di fuggire, o peggio , consentito di commettere reati più gravi, grazie all’indulto. Poichè devono riprodursi a generare i “nuovi italiani”.

Per quale motivo solo i siciliani che resistono all’unità statuale meritano la galera mentre i criminali magrebini e albanesi no?

Per quanto riguarda i 650 ergastoli ai mafiosi presto non ci saranno più visto che il governo che lui appoggia vuole abolire la galera a vita!

Questo magistrato ci sembra appartenere a quella non rara specie (purtroppo) di padani, comunisti e idealisti, che possiedono una sorta di mentalità “colonialista”, che cerca di imporre regole e leggi uniformi in una penisola in cui albergano popolazioni troppo diverse.

Giancarlo Caselli ha gli occhi bassi e sconsolati nel filmato. Forse per trarre spunto da un canovaccio stantio, forse comincia a capire di avere sbagliato tutto nella vita.

Se non c’è un popolo non può esistere neanche uno stato, qualunque epigono del“prefetto Mori” venga spedito, lancia in resta, a ripristinare l’ordine in qualsivoglia provincia della landa italica.

Che si arrenda, da valente magistrato qual è.

NON alla mafia bensì ALLA FINE DELL’ITALIA che è la VERA ED UNICA panacea per tutti i mali che affliggono la nostra società agonizzante . Per la quale, i magistrati migliori, politici coscienziosi, generali integerrimi E GLI UOMINI DELLE LORO SCORTE sono morti davvero invano.

Che non si vada oltre in questa carneficina per uno straccio tricolore di cui è mai realmente fregato niente a nessuno.

E' l'italia la vera “bufala”.



di Domenico Gatti del Canna-Power Team



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