domenica 7 dicembre 2008

Anche la pubblicità sociale risente della crisi? Ci pensa la blogosfera e tutto il Social Web a correre in soccorso...


Lunedì 1 Dicembre è uscito un articolo su “Il Sole 24 ore” di Elio Silva intitolato “Lo spot in crisi toglie spazio al sociale”, dove sono riportati i risultati di uno studio di Nielsen Media Reach (datato 30 settembre 2008) i quali indicano che, la prima vittima del mercato pubblicitario è, come proprio nella vita di tutti i giorni, il soggetto più debole: la pubblicità sociale.

Rispetto al 2007, quest’anno c’è stato un calo del 17% degli annunci concernenti impegni umanitari... un calo degli investimenti... e un calo delle imprese impegnate nella Cause related Marketing in Italia, che è passato da 248 a 166. A questi dati, che si riferiscono a campagne effettivamente messe a badget, quindi a pagamento, se ne affianca un altro a mio avviso ancora più grave e indicativo: sono diminuiti anche gli spazi gratuiti messi a disposizione degli editori, soprattutto nella carta stampata.

Coincidenza vuole che lo stesso giorno, ma questa volta su “Affari e Finanza” di Repubblica, è uscito un articolo “Responsabilità sociale una vera carta vincente". Favorisce le relazioni ottime con i clienti e dipendenti e attira anche giovani clienti”.
Quest’ultimo articolo si riferisce a uno studio condotto da MCS, società di ricerca e selezione del personale, che ha intervistato 100 manager delle risorse umane, che hanno indicato la Corporate Responsability (di cui il Cause related Marketing è uno dei timoni) come fattore chiave per favorire un clima positivo in azienda, attirare nuovi talenti e migliorare la reputazione di un’impresa.

La prima riflessione che scaturisce mettendo a confronto questi due studi, che pur hanno fondamenta sia dimostrative sia metodologiche differenti, è che diminuendo l’investimento sociale, le imprese invece che “risparmiare” non fanno altro che danneggiarsi, visto che il Cause Related Marketing, forse proprio a causa della crisi economica che stiamo vivendo che ci rende sempre più “sensibili” alle tematiche politico – sociali, diviene sempre più un importante fattore strategico e per le aziende... sia per la loro immagine esterna ma anche per stimolare la partecipazione interna.

Come uscire da questo “vicolo cieco”? Lo studio Nielsen, indirettamente, ne fornisce lo spunto: se in generale sono diminuiti gli investimenti... sono comunque aumentate le iniziative di pubblicità sociale su internet.

Sarà la spinta data dal Social Web*? Bè viste le iniziative “social oriented” che ogni giorno si moltiplicano sui social networks... blog... gruppi... community... direi proprio di si!

C’è chi lo chiama Widget Foundraising – a indicare la forte diffusione nelle community e nella blogosfera di widget, badge o gadget come si vogliano chiamare... per promuovere cause sociali (basta guardare al lato destro del mio blog per averne un paio di esempi ;-).

C’è chi parla di Vira Fundraising, a sottolinearne il suo basarsi sul passaparola... o Group Fundraising, ponendo l’accento sul potere di “aggregazione” intorno ad una causa comune dei Social Network (basta dare un’occhiata alle numerose iniziative su Facebook).

Paolo Ferrara, nel suo blog “Fundraising Now!”, parla di “Personal Fundraising”, a rilevare “il potere dato al singolo dalle tecnologie web 2.0”... e mi piace questa definizione perché una cosa è certa, il Web Sociale (come lo chiamo io ;-) ha sicuramente scardinato gli equilibri editore – aziende – Ong.

Grazie ai blog... i social network generici e specifici (come ad esempio Ammado.com – social network di fundraising da poco anche nella versione italiana), noi singoli possiamo divenire protagonisti in prima linea, ambasciatori diretti delle cause che più ci stanno a cuore.

Un esempio è anche questo blog. Oltre ad aderire alle “call for action” di Blogger United (all’interno del social network di blogger “Blog Catalog”), che periodicamente esorta i blogger iscritti a scrivere su di un determinato argomento nello stesso giorno, fornendo la community stessa del materiale informativo a supporto (vedi il mio post “Blog Action Day 2008: L’Italia è un paese che sta invecchiando.. sempre più solo.. sempre più povero.. ” per la giornata dedicata al tema della povertà), ho aderito anche all’iniziativa di Buzzparadise.com per la campagna “Lista dei desideri” di Save the Children (vedi il mio post “Con Save the Children per questo Natale un regalo all'ennesima potenza. ”).

Buzzparadise.com, che solitamente si occupa di promuovere tra i blogger campagne con finalità puramente commerciali, questa volta ha mobilitato il suo network per un fine umanitario: per ogni suo iscritto che pubblica un post sull’iniziativa di Save the Children, saranno donate 10 euro... ed io non potevo far altro che rispondere all’appello!

L’elenco delle iniziative effettuate ed in divenire è lunghissimo, qui ne cito solamente una “24hrsCamp”, una sorta di mix tra i BarCamp e operatività sul campo e progetti concreti, come tanti ed in continuo aumento i loro “luoghi” o Social Network , vi ho già parlato delle tante iniziative su Facebook, la community http://www.ammado.com/ e Blogger United. Ma ce ne sono molte altri di social network dedicati al fundraisng per cause sociali. Una che mi piace moltissimo è http://www.socialwibe.com/ di cui mi piacerebbe parlarne più approfonditamente.

Un breve elenco, ma non esaustivo, potete trovarlo nel blog “Fundraising Now!”.
Altra importante fonte di informazione è il sito di “Techsoup.org. The Technology place for No Profit

(*Preferisco questo termine piuttosto che il web 2.0, prima di tutto perché già si teorizza una fase successiva, chiamata web 3.0, o web semantico, ed addirittura di un web 4.0. ma soprattutto perché quello che m’interessa di più, è il nuovo modo partecipativo e “dal basso” di vivere il web e il termine Social Web lo esprime, a mio avviso, meglio … al di là dei numeri! )

5 commenti:

giansard ha detto...

Molto ben fatto! Brava assai, quindi le statistiche avevano ragione, ossia il mercato pubblicitario in generale, oltre quello che si occupa degli aspetti sociali, si sposterà su internet?

Michele Polico ha detto...

molto interessante questo articolo (l ho trovato grazie agli elementi pubblicati del mio gruppo facebook)

in effetti le conseguenze positive sotto molti punti di vista del marketing cause related, come in generale tutto il marketing etico, vengono sottovalutati dalle imprese che pensano un po troppo al roi breve termine, analisi costi ecc..

e spesso sono i piccoli negozianti, inconsapevolmente, ad utilizzare/beneficiare di approcci di questo tipo.. per es. l altro giorno girando per il mercato di padova ho trovato una bancarella che esponeva il cartello "contro la crisi..tutto a 1 euro"

ti segnalo questo mio post che parla delle causes di facebook, anche queste possono essere usate in chiave crm, anche se per l italia dobbiamo aspettare ancora un po'

http://socialmediamarketing.nextep.it/?p=214

Gioia Feliziani ha detto...

X Giansard: ti ringrazio per il complimento :-). Si, diciamo che la pubblicità on line è quella che regge meglio alla crisi, vuoi perchè i prezzi sono ovviamente più bassi rispetto alla comunicazione sui media tradizionali.. vuoi perchè internet è in piena espansione in Italia. Inoltre il web permette di speriemntare forme nuove di comunicazione, sempre meno legate alla pubblicità classica (banner o adsens), verso forme più interattive e "partecipative", dove le aziende o organizzazioi comunicano facendo un patto con gli utenti: comunicando con essi mettendosi al loro stesso livello, con una comunicazione alla pari e soprattutto dando valore aggiunto. La comunicazione non sarà più solo creatività quindi ma si riempirà sempre più di contenuti.. di spessore.
X Michele: interessante quello che fai notare.. le grandi aziende spesso sono troppo rigide ed "altezzose", e recepiscono troppo tardi gli uomori ed i cambiamenti della società, i piccoli invece sono più elastici e sensibili, e spesso più innovativi. Questo è valido in tutti i settori.
Per quanto riguarda il Cause Related Mkt 2.0, è vero che ancora in Italia siamo molto indietro. Facebook è sicuramente una piattaforma importante e poi in Italia sta avendo un'esplosione, però da utente esperta posso auspicare che questa crescita vertiginosa rallenterà, e gli utenti svezzati dall'utilizzo di fb andranno alla ricerca di "mondi" mondi nuovi, magari più approfonditi sui loro interessi specifici. E' che Facebook richia a volte di essere troppo.. c'è di tutto.. interessanti sono, a mio avviso, community più specifiche sul sociale, dove c'è materiale più approfondito, risorse più interessanti e complesse.. come è complessa la tematica. Per intenderci.. è come leggere un articolo che ne so, sulla povertà in india su un quoridiano generalista, o su una rivista specifica sul sociale come "Carta".. due cose completamente diverse.

Gioia Feliziani ha detto...

.. AGGIUNGO PER GIANSARD: oggi è uscito un articolo su "Italia Oggi" dove si dice che, secondo una ricerca Zenit Optimedia, si prevede che nel 2009 la spesa in pubblicità diminuirà globalmente dello 0,2%.. il calo sarà particolarmente forte nella carta stam,pata, sempre più in crisi (-3,8), tiene la televisione.. ma l'unico media che registrerà dei valori positivi sarà internet!

Anonimo ha detto...

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