domenica 9 gennaio 2011

Imprenditoria e... l'italiano straniero

Le imprese fondate da immigrati sono sempre più numerose. Lo afferma anche Repubblica pubblicando, nei giorni scorsi, un articolo dal titolo "Negli ultimi 10 anni senza stranieri avremmo avuto -62% di imprese".
Ebbene si, l'Italia è sempre più un paese multiculturale, aperto all'"altro", specchio della cultura liberale in cui siamo cresciuti,  e questo non può far altro che arricchirci, .. giusto?

Ah si giustissimo, finchè non arriva la beffa.

L'articolo infatti è stato condiviso da Hamza Roberto Piccardo - presidente segretario nazionale UCOII (Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia, che ha curato la traduzione del Corano attualmente più venduta in Italia, e, se non erro, ex sindacalista) sulla sua bacheca Facebook.
Fin quì nulla di male.

Mi ha basita però la frase con cui è stato introdotto l'articolo "Ecco gli eredi della mitica imprenditorialità italiana (ormai defunta)".




Questa provocazione capita per me a "pennello". Proprio in queste settimane sto lavorando su dei bandi per le Start Up di impresa: bandi pubblici che mettono a disposizione dei fondi per la creazione di nuove imprese.

Bandi che danno maggior punteggio se le imprese sono costituite da immigrati, specie se disoccupati, e se hanno un'alta partecipazione del lavoro femminile.

Questo significa che l'Italia favorisce l'imprenditoria immigrata, anche mettendo a disposizione dei fondi pubblici, vantaggi che non sono assicurati solo da oggi... sono anni che il nostro paese segue questa politica.

Per questo trovo la provocazione di Piccardo, perchè di provocazione si tratta, alquanto fuoriluogo.

Senza contare che fare il necrologio all'imprenditoria italiana.. è ingiusto. 

Le imprese italiane, soprattutto quelle artigiane, hanno sempre creato prodotti di eccellenza.

Manufatti di maetria e creatività, che hanno sempre fatto parte della nostra cultura e che, aimè non sono stati protetti ne, negli ultimi anni, riconosciuti.

Non sono riconosciuti sulla carta però... perchè i nostri artigiani (o ex artigiani, perchè molti sono stati costretti a chiudere le loro attività a causa della politica del nostro paese, e la crisi), sono richiestissimi all'estero, e pagati profumatamente per insegnare il loro mesterieri in paesi quali la Cina, l'India e la Tunisia, dove si sta spostando la produzione.

Piccardo non è nuovo ad uscite del genere, al confronto scontro con la cultura "cristiano-occidentale" (quando mai la cultura cristiana è nata in occidente non lo so, comunque...), all'inveire contro il colonialismo culturale occidentale, altrimenti detto Impero... toni populisti e politicanti, di chi fa dell'aizzare gli animi un mesteriere, ma che fanno bene alla nostra convivenza?

Si convivenza, perchè, dai toni di Piccardo, all'integrazione è preferito lo sgretolamento.

Con questi toni polemici e, diciamocelo, ingrati, con quale animo e soprattutto intenzioni, gli stranieri saranno i nuovi italiani?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Gentile signora,

Evidentemente il re è più nudo più per lei che per me che mi limitavo, nelle mie intemzioni almeno, solo ad una certa ironia con il pensiero rivolto alle molte serrande chiuse e poi rialzate da mani straniere ( ma possono essere straniere le mani?).
Si dovessimo fare piene analisi sociologiche su FB avremmo dovuto parlare di molte cose e affondare il coltello molto più profondamente, ma appunto quello è luogo di chiacchera, di battuta, non di analisi.
Avremo dovuto parlare ad esempio dei nostri figli che in bottega proprio non ci vogliono stare mentre i figli dei cinesi spesso ci sono cresciuti o non hanno avuto altra casa che quella. Dei ragazzini che accompagnano i genitori che fanno pulizie scale scatenando la reazione di chi polically correct grida contro il lavoro minorile ( e quelli, i genitori dico, non sapevano dove e a chi lasciarli) . E tante altre storie di sacrificio ed equilibrismo con le leggi vigenti, perchè sia chiaro: non si costruisce impresa e ricchezza partendo dal nulla e osservando "le norme vigenti". Ha ragione lei l'imprenditorialità italiana non è morta, ma boccheggia o tende alla schiavizzazione (marchionne docet) e ormai sono quasi tutte mani cinesi (ma possono essere cinesi le mani.) quelle. Che ci fanno un caffè a Milano.
PS. Non sono presidente Ucoii, non lo sono mai stato.
hamzapiccardo@gmail.com

Sara Mago ha detto...

Io penso sign. Piccardo, che non è che sà tanto di che cosa stiamo parlando.

Gli imprenditori italiani sono per la maggior parte dei piccoli e medi imprenditori, non sono certo rappresentati da Marchionne.

La loro arte, il loro mestiere, lo hanno imparato lavorando duro.. e lo hanno trasmesso anche ai loro figli.

E non lo venga a dire a me del lavoro minorile, che tra una pausa di studio e l'altra aiutavo mia madre che, da casa, cuciva le tomaie e ricopriva i tacchi, mentre le estati le trascorrevo nella bottega di mio padre insieme a mio fratello.

Non è vero che i figli non vogliono stare nelle botteghe, forse parla dei suoi non so..

Questi imprenditori, ed i loro figli, sono stati schiacciati da chi non rispetta le regole etiche e morali, che si sono riversati nel nostro mercato con la unica regola "sbanca e scappa", senza regole.. sfruttando gli stessi connazzionali..
oltre che, certo dei vari industrialotti sfruttatori (es. marchionne).

E' la regola del più furbo.. quando il piccolo e medio imprenditore, che si è fatto da se come mio padre.. ha orgoglio ed etica.

Alla fine della fiera, il risultato è che i nostri imprenditori, sono costretti a lasciare la loro famiglia, ed andare ad insegnare la loro arte in India, Cina, Tunisia e (ora un pò meno) est europa. Alcune volte rischiando anche la vita.

Io non parlo per frasi fatte, non ho bisogno di slogan ad effetto per convogliare ed aizzare le masse e gli animi.

Io parlo di vita vissuta.

Non sono di certo razzista, ho vissuto all'estero.. ma quello che chiedo è: rispetto, perchè solo con il rispetto si può costruire una convivenza comune.