sabato 15 gennaio 2011

Islam a confronto: divorzio, maternità e affidamento dei minori.

Il divorzio e l'affidamento dei minori è per me un tema molto caro... come figlia di genitori divorziati, come donna e come (lo spero tanto) futura madre.


Per questo ho deciso di condividere con voi questa mia esperienza, che credo sia significativa, soprattutto perchè fà riflettere su come in questo particolare momento storico in cui, a causa di interessi politici economici o semplicemente con l'incontro di altre culture che convivono nel nostro paese, i nostri valori vengano messi in discussione e le donne spesso strumentalizzate.


Negli ultimi mesi per motivi personali mi sono messa alla ricerca spirituale, e per questo mi sono confrontata con la comunità islamica. Questo con diversi mezzi, leggendo, informandomi, partecipando a forum e discussioni, e conoscendo persone di fede musulmana che potevano darmi delucidazioni.


Questa mie esperienza mi ha fatto rendere conto dei molti punti critici, e tante ambiguità, con spesso al centro le donne, sui quali vorrei esprimermi e confrontarmi.


Inizio forse con quella che mi sta più a cuore: appunto l'argomento del divorzio e dell'affidamento dei bambini.


Tempo fa mi iscrissi alla pagina Facebook "Si all'islam in Italia" dove hanno scritto una nota sull'argomento, chiamato "Il diritto di custodia dei figli in caso di divorzio"


Come si evince dalla nota, i bambini, secondo il precetto islamico, sono affidati in custodia alla mamma... però finchè quest'ultima non si risposa.
In ogni caso la custodia le preclude di essere il tutore legale del bambino: quest'ultimo infatti sarà sempre il padre.


Interessante il dibattito successivo: l'amministratore della pagina ha chiesto cosa succede nel nostro paese, per poi concludere che le ex mogli se ne approfittano troppo delle leggi italiane, perchè spesso i figli vengono affidati a quest'ultime, oltre che il mantenimento economico.


In realtà, come ha tentato di risponedere anche un'altra utente, la questione è più complessa, perchè la legge italiana valuta ogni singolo caso, se il divorzio è consensuale o meno, il comportamento degli ex coniugi, il reddito ecc. In generale, comunque, in Italia si tende a privilegiare l'affido materno.


Io stessa sono intervenuta nella discussione,  facendo notare che secondo la visione islamica espressa dalla nota, la moglie ha la custodia, ma non è tutore legale dei figli.


Questo quindi significa che la mamma, al contrario del papà, non può di fatto prendere qualsiasi decisione autonoma relativa ai figli, come per esempio per quanto riguarda la scuola, gli aspetti sanitari.. perchè essendo tutore legale il padre, è sempre necessario il suo consenso, mentre quello della madre non è richiesto.


Non solo: se la mamma si risposa, perde anche il diritto di custodia.*


[Aggiornamento 20/11: Ciò è confermato dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo Islamica (Cairo 1981): "Per quanto riguarda il rapporto tra i sessi, troviamo: Art. 19 - Il diritto di fondare una famiglia

1) Il matrimonio, nel quadro islamico, è un diritto riconosciuto a ogni essere umano. È la via che la Legge islamica ha riconosciuto legittima per fondare una famiglia, assicurarsi una discendenza e conservarsi casti... Ognuno degli sposi ha dei diritti e dei doveri nei confronti dell’altro che la legge islamica ha definito con esattezza: «Le donne hanno dei diritti pari ai loro obblighi, secondo le buone convenienze. E gli uomini hanno tuttavia una certa supremazia su di loro» (Cor., II:228). Il padre deve provvedere all’educazione dei figli, da un punto di vista fisico, morale e religioso, in conformità alla fede e alla sua Legge religiosa. Egli ha la responsabilità di scegliere la direzione che vuole dare alla loro vita: «Ognuno di voi è un pastore; ognuno di voi è responsabile del suo gregge» ...dove si vede anche come solo al padre spetti il diritto di guidare i figli verso le loro scelte di vita ed, essendone responsabile, di metterle anche in discussione; inoltre la donna viene subordinata all'uomo de iure "secondo le buone convenienze"- Fonte Wikipedia]

Ecco che la donna divorziata musulmana si trova a dover fare una scelta drammatica: rifarsi una vita ma perdere la possibilità di avere con se i figli, oppure rimanere sempre sola, quindi non risposarsi, pur di continuare a prendersi cura dei suoi bambini. 


Ho fatto notare questa criticità, dicendo che - al di là dell'affidamento che può essere condiviso o assegnato ad un genitore, con diritto di visita dell'altro coniuge - è importante il fatto che la tutela legale sia, come assicurato in Italia, condivisa, in modo che la mamma può partecipare a tutte le decisioni delle vita dei suoi figli, finchè ovviamente non sono autonomi.


Alla faccia della tolleranza, nonostante ho espresso i miei argomenti con educazione, i miei commenti sono stati cancellati, e sono stata bannata dalla pagina.


Apparte il trattamento ricevuto, penso che questo sia un argomento molto importante e delicato. Lo dico per le donne italiane sposate con uomini stranieri, che si sono viste sottrarre, nel caso di separazione, i figli portati poi all'estero, con difficoltà delle madri addirittura di vederli.


Inoltre, la comunità Islamica sempre più folta in Italia, anche come conseguenza dei forti flussi migratori, e si sta organizzando sia dal punto dell'associazionismo che dal punto di vista politico.. quello che mi chiedo io è, dove stiamo andando?


Posso parlare della mia esperienza personale. La separazione dei mie genitori è stata consensuale con affido condiviso. Per mia esperienza personale non amo l'affido condiviso, preferisco l'affido ad un genitore, con diritto dell'altro coniuge di visita e di passare con i figli dei periodi come le vacanze. 
Questo perchè l'affido condiviso crea troppa confusione e stress nel bambino, almeno così l'abbiamo vissuta io e mio fratello, che ogni settimana dovevamo spostarci da una casa all'altra.


Sulla decisione su chi sia l'affidatario, è giusto che ci sia in primis un accordo tra i genitori quando questo sia possibile, se ciò non fosse, è giusto che sia un giudice a pronunciarsi, in base alle variabili della singola situazione - tutelando innanzi tutto il bambino. 


Ma che la tutela legale - quindi le decisioni riguardanti gli aspetti importanti del bamnbino - sia condivisa da entrambi i genitori, non ci deve essere dubbio!

Il tutoraggio legale esclusivo del padre, è come la nostra antica "patria potestà", fortunatamente superata da un pezzo, dal 1975 (anche a seguito dell'introduzione del divorzio nel 1970).
Attualmente la tutela legale è infatti condivisa, e le decisioni riguardanti il bambino spettano in egual modo ad entrambi i genitori, sia alla mamma che il papà. 


Giusto per par condicio, visto che abbiamo trattato l'argomento Islam, sarebbe interessante saperne di più cosa dice la Chiesa Cattolica con il diritto canonico.


Da quelle poche informazioni che ho, per il diritto canonico come ovviamente tutti sappiamo, non c'è il divorzio, ma la separazione o, nei casi più gravi, l'annullamento del matrimonio.


La separazione permanente, può avvenire per diverse cause, come per esempio in caso di tradimento o percosse (ecco la sezione del sito del Vaticano che parla dell'argomento: http://www.vatican.va/archive/ITA0276/__P42.HTM) . Poi c'è la nullità nel momento in cui sovraggiunga impotenza, oppure in caso saltasse fuori una convivenza con un'altra persona. Almeno è ciò che ho dedotto dal sito dedicato al Diritto Canonico del Vaticano. Inoltre so che è possibile l'annullamento del matrimonio se scopriamo  che il nostro coniuge, dopo il matrimonio, ha iniziato ad assumere sostanze stupefacenti.


Per quanto riguarda il tutoraggio legale e l'affidamento dei minori,  nel momento in cui i genitori sono divisi, o il matrimonio viene annullato sono questioni complesse su cui forse dovrebbe esprimersi un avvocato specialista. Probabilmente sarà valutato il singolo caso e le relative motivazioni. Sempre in riferimento al codice del Diritto Canonico pubblicato sul sito del Vaticano si fa riferimento ad un generico "Can. 1154 - Effettuata la separazione dei coniugi, si deve sempre provvedere opportunamente al debito sostentamento e educazione dei figli" quindi non è espressa una regola, probabilemente saranno valutati i singoli casi.


Il fatto è che in Italia si ricorre maggiormenete al diritto civile o diritto di Stato piuttosto che a quello Canonico, sarebbe dispendiso e comunque i divorziati possono comunque continuare a far parte della comunità, e partecipare ai sacramenti come la Messa (anche se non potranno più ricevere la comunione o confessarsi).


Se poi allarghiamo i nostri orizzonti anche ad "altre" chiese, sappiamo che il divorzio è ammesso per la Chiesa Anglicana, ma anche per la Chiesa Ortodossa (dietro forti motivazioni, come le violenze o tradimenti ripetuti) e quindi la possibilità di convogliare a seconde nozze.


Concludendo, certo, è stato uno scambio superficiale e su Facebook, e la questione è molto complessa: sarebbe interessante sapere cose in realtà avviene nei paesi di origine dei "nuovi italiani".


Certo è che l'incontro con la cultura Islamica, tra l'altro non dimentichiamoci che sono anche tanti gli italiani convertiti, ci porterà a riflettere su dei valori fondamentali, come la famiglia, e le relazioni genitoriali.

Sicuramente continuerò a fare ricerche sull'argomento, che condividerò con voi.
Qualsiasi vostro suggerimento e contribuito è bene accetto. Questo blog è aperto al dialogo, ma se volete contattarmi in privato, nel mio profilo troverete anche i miei riferimenti.  


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Testo integrale nota "Il diritto di custodia dei figli in caso di divorzio" (da Si all'Islam in Italia).



Domanda: (in caso di divorzio) chi ha diritto alla custodia dei bambini?

Risposta: La madre ha maggiormente diritto alla custodia del bambino, se ella soddisfa le condizioni della custodia stessa, poiché a questo stadio della vita, il bambino ha bisogno di lei più che di tutte le altre perso-ne.
Abu Dawud riporta la testimonianza di ‘Abdullah ibn ‘Umar (r), secondo il quale una donna venne dal Profeta (s) e gli disse: “O Messaggero di Allah! Mio figlio, che vedi qui, l’ho portato nel mio ventre, l’ho allattato col mio seno e l’ho protetto nel mio grembo. Suo padre mi ha ripudiata e me lo vuole portare via!”. Il Profeta (s) le rispose: “La sua custodia appartiene a te di diritto, finché non ti risposi”.
Sa’id nel Sunan riporta che ‘Umar ibn al-Khattab (r) aveva ripudiato sua moglie Jamila, che era una donna degli Ansar, dopo che lei gli aveva dato un figlio: ‘Asim. ‘Umar (r) incontrò il bambino per la strada e lo portò a casa sua. La nonna materna andò a riprenderlo, cominciarono a litigare ed infine portarono la questione davanti ad Abu Bakr as-Siddiq (r). Il Califfo (r) rese il bambino a sua madre, dicendo a ‘Umar (r): “L’odore di sua madre, il suo tocco, le sue carezze e la sua saliva sono migliori per lui del miele che mangerebbe a casa tua!”.
Questo diritto dura fino all’età in cui il ragazzo non dipende più dalla madre (la pubertà), e per la ragazza quando ha le mestruazioni. Allora, il figlio può scegliere con chi stare. Se i genitori continuano a litigare per la custodia del ragazzo, chi sarà stato scelto verrà preferito all’altro.
Abu Dawud riporta in proposito, sulla testimonianza di Abu Hurayra (r): “Una donna venne dal Messaggero di Allah (s) e gli disse: “O Messaggero di Allah! Mio marito mi vuole riprendere mio figlio, che mi aiuta a prendere l’acqua al pozzo di Abi ‘Ataba e mi dà una mano nelle commissioni”. Il Profeta (s) disse al bambino: “Ecco tuo padre e tua madre, prendi la mano di chi vuoi”. Il bambino prese la mano della madre e lei lo portò via con sé”.
Ash-Shafi’i e Sa’id riportano sulla testimonianza di Abu Hurayra (r) che il Profeta (s) fece scegliere a un ragazzino tra sua madre e suo padre, quando aveva sette o otto anni.
Se il figlio vuole abitare per un po’ con uno e passare il resto del tempo con l’altro, se preferisce dividere equamente il tempo tra i genitori e non staccarsi da loro, è a lui che appartiene la decisione.
Le condizioni per il diritto di custodia sono:
1)    che la madre sia degna della fiducia del bambino;
2)    che si preoccupi della sua educazione religiosa e del suo comportamento morale;
3)    che sia capace di assumersi il compito di proteggerlo e di educarlo;
4)    che non sia risposata.
Quanto alla pensione alimentare, il padre deve assumersi tutti gli oneri finanziari che necessitano per l’alle-vamento del bambino, così come deve assumersi il carico della pensione della nutrice.
Allah (SWT) dice:
…E se volete dare i vostri figli a balia, non ci sarà nessun peccato, a condizione che versiate realmente il salario pattuito, secondo la buona consuetudine…
(Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 233)
e:
…e se allatteranno per voi, date loro un compenso e accordatevi tra voi conveniente-mente… (Corano LXV. At-Talaq (Il Divorzio), 6)

Per il diritto di visita del tutore: il diritto di custodia dato alla madre non deve privare il padre del diritto di visita, di protezione, e del diritto ad essere il tutore legale dei suoi bambini. Egli ha il diritto di vederli, di occuparsi dei loro affari e di orientarli, poiché, così come i bambini hanno bisogno della protezione della madre, hanno anche bisogno dell’autorità e del controllo del padre.
Non è né giusto né ragionevole che il padre sopporti tutti i carichi finanziari dell’educazione dei bambini, mentre essi sono privati del suo affetto e della sua guida.
La stessa cosa avviene per la madre: qualora il padre abbia la custodia dei figli, la madre ha il diritto di vederli regolarmente e non glielo si può impedire.

Shaykh Muhammad ‘Uthman al-Khashb

4 commenti:

Sara Mago ha detto...

*Aggiungo il commento di un prete cattolico a cui mi sono rivolta per chiarificazioni "Per la Chiesa, il tema canonico del matrimonio occupa un libro intero di commento...quindi mi limito a dirti solo che il divorzio per la chiesa non esiste, solo la separazione nei casi più gravi (la cui giurisdizione viene demandata al giudice italiano), con la speranza, dice il cic che i coniugi ritornino insieme quando cessi il permanere delle difficoltà."

Anonimo ha detto...

"Alla faccia della tolleranza, nonostante ho espresso i miei argomenti con educazione, i miei commenti sono stati cancellati, e sono stata bannata dalla pagina."

Da chi è gestito il sito?
Mi sembra quello di Roberta Lerici.

Sara Mago ha detto...

Sinceramente non lo so, e nemmeno so se chi gestisce la pagina "Si all'Islam in Italia", sono le stesse persone del sito da cui hanno preso il testo. So che è una pagina molto moderata ed organizzata, che ci sono più persone dietro che la gestiscono, e che è una delle pagine più numerose su Facebook su cui si discute di Islam.

Pierpaolo ha detto...

«.. una donna venne dal Profeta (s) e gli disse: “O Messaggero di Allah! Mio figlio, che vedi qui, l’ho portato nel mio ventre, l’ho allattato col mio seno e l’ho protetto nel mio grembo. Suo padre mi ha ripudiata e me lo vuole portare via!”. Il Profeta (s) le rispose: “La sua custodia appartiene a te di diritto, finché non ti risposi”.»

Vabbè che era un profeta - anzi "il" profeta - ma io di uno che emette giudizi senza ascoltare tutte e due le parti mica mi fido.