martedì 15 febbraio 2011

L'Unione Donne in Italia (UDI), ed il prezzo della politica delle donne.

Pubblico con piacere la nota che mi è appena arrivata dall'UDI (Unione Donne in Italia), che come sappiamo, non ha aderito alla manifestazione del 13 Febbraio. 

 Non ho aimè il tempo di approfondire un mio commento. 
 Posso solo dire che avendo lavorato come ufficio stampa per l'associazionismo sui temi ella marginalità (disabilità, immigrazione, violenza..), e sò benissimo quanto è difficile attrarre attenzione su certi temi nei media, se non come conseguenza dell'agenda politica, e come certe tematiche vengano usate ed abusate. A sinistra, a destra, ed a manca... nessuno escluso.
E' il prezzo della politica delle donne. 

Buona lettura!
"Molte, moltissime donne sono scese in piazza il 13 febbraio. Lo hanno fatto anche singole donne Udi, sia chi ha condiviso, sia chi ha contestato i motivi della mancata adesione come sigla UDI da parte della Sede nazionale. Tutte indistintamente ci sono andate per dire anche che le donne Udi non sono mai state zitte.
Quelle piazze non avevano simboli di partito, ma non per questo erano meno schierate. 
Se per una singola donna questo non è un discrimine, anzi può  essere  motivo di orgoglio e di appartenenza, per l’Associazione rappresenta un’interdizione a priori.


Con l’adesione ad un appello diffuso in rete a cui si poteva apporre una firma, tra le cose che non si sono potute discutere, vi sono le parole d’ordine: ora, basta! e se non ora, quando? Ogni donna dell’Udi sa che dietro queste parole si cela il misconoscimento di battaglie autonome degli ultimi anni,  culminato nell’ormai famoso “silenzio delle donne” . Invece, noi lo abbiamo denunciato come “silenzio sulle donne” che da tempo urlano la propria indignazione su molte questioni. Le piazze di domenica, hanno accolto parte di quella indignazione, che non nasce ora.



Il riversarsi di così tante donne in piazza è un fatto significativo, che va letto. D’altro canto, le pressioni interne ed esterne sulla Sede nazionale non tendevano ad un aumento della loro quantità, ma con tutta evidenza, ad un arruolamento su parole d’ordine che mortificano il senso di Campagne che UDI ha messo in campo.
Sono tante le questioni che si pongono: ha ancora senso preservare la titolarità di una Associazione da eventi che la compromettono? ha senso far fronte alle pressioni? si può andare in piazza a dire Udi pensando di farlo senza costi aggiunti per l’Associazione? 



Per la politica delle donne non è data libertà “senza costi”. Lo abbiamo sperimentato anche in 3 Campagne ignorate da stampa e centri di potere.

Solo per dire della prima, da quella Campagna 50E50 ad oggi nessun Partito ha fatto propria la Democrazia paritaria. Parte di quella stessa stampa e di quello stesso potere ha contribuito a confezionare “se non ora, quando?”
Su tutti questi interrogativi e su altri ancora, il dibattito fra tutte le donne dell’Udi è aperto, soprattutto in vista del XV Congresso, dove troverà compimento. Per quanto riguarda il blog www.fareilpunto.it invito ogni donna Udi a firmarsi nel dibattito che avrà di volta in volta un punto di discussione aperto, a partire dagli spunti contenuti nei contributi inviati.


Saluti,
Pina Nuzzo, Delegata nazionale UDI"

Vorrei aggiungere solo che l'importante è che Donne, hanno sentito il bisogno di portare i loro contenuti. Queste donne - me compresa :-) - erano molto ben al di là di "Se non ora quando?", e di quello che è passato nei media. 

Questo è l'importante.

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