martedì 29 marzo 2011

Stupri e violenze sulle donne:solo dandogli una forma, siamo pronte a sbarazzarcene.

(Articolo pubblicato anche nella sezione "Le Storie" di Donnediconoiosono.it
Nei giorni scorsi su Facebook ho partecipato insieme a dei contatti italiani e stranieri, ad una discussione che ha portanto ad uno scambio molto profondo sulla violenza alle donne.
Un mio amico tunisino ha condiviso un articolo della stampa, del 2007, che titola "Istat: solo il 10% degli stupri è attribuito agli immigrati", con un commento molto provocatorio "Ecco chi stupra le italiane...".
Leggendo però l'articolo più approfonditamente, la realtà che se ne evince è un'altra. Si è pur vero che solo il 10% degli stupri è compiuto da immigrati, se andiamo a leggere i numeri nello specifico degli stupri compiuti da estranei (quindi non da partner o da conoscenti), ben il 50% è compiuto da stranieri: questo è un dato molto allarmante, considerando che gli stranieri sono relativamente pochi in relazione alla popolazione italiana.
Inoltre, se pensiamo che ora, nel 2011, gli stranieri sono il 7,5% della popolazione totale (e nel 2007 ne erano ancor meno.. visto che solo dal 2007 al 2009 la popolazione straniera è aumentata del 23,4%), il dato che il 10% degli stupri rimane comunque sbilanciato, ed è evidente che il giornalista della stampa ha fornito sì correttamente i dati Istat, ma dandone una interpretazione fuorviante.
Il Giornale da un titolo diverso all'articolo che analizza gli stessi dati "Violenza sulle donne: il 69% sono commessi dai partener". La sostanza dell'articolo è la stessa, ed anche quì viene data una lettura parziale, non essendo i dati contestualizzati con quelli della popolazione.
Questo dimostra vivamente come la lettura di fenomeni sociali nei media è fortemente influenzata da questioni politiche - ideologiche, e questo avviene anche per tematiche così delicate che riguardano la donna come lo stupro.
Sono la prima ad essere contraria ai falsi allarmismi, ad affermare che aimè la violenza non ha confini culturali e di nazionalità, ma penso anche che sia importante che i fenomeni per essere affrontati in maniera positiva, con delle politiche adatte, debbano essere individuati e riportati dai media come essi in realtà sono, anche se ciò può far scomodo a qualcuno. Perchè solo individuando il problema come in realtà è, si può affrontare nella giusta maniera, ed i media hanno un importante ruolo divulgativo ed educativo.
Abbiamo discusso su un articolo del 2007, ora nel 2011 probabilmente le cose stanno in maniera diversa, ce lo auguriamo.
Ma c'è un'altro dato molto importante che è evidenziato dalla ricerca.. la gran maggior parte degli stupri avvengono all'interno delle mura domestiche, e cioè ad opera di partner, mariti e fidanzati, ed è proprio su questo tema che si è concentrata la discussione su Facebook.
E' sbalorditivo quando ancora nella nostra cultura è forte la  presunzione per cui "darci" al nostro partner è un obbligo, anche quando non ce la sentiamo, magari perchè c'è qualcosa all'interno della relazione che non va. E' sbalorditivo quanto ancora nella nostra cultura il sesso e la forza fisica sono utizzati dagli uomini per stabilire un dominio nella relazione.
A tal proposito una partecipante alla discussione ha riportato una frase di Louse Borgeois "La violenza non si dimentica, bisogna ricrearla per sbarazzarcene".
In effetti il genere umano nella sua crescita culturale adotta dei meccanismi perversi, una "strana spinta all'evoluzione".
Quanti anni sono trascorsi, quante lotte sono state fatte, per individuare la violenza, lo stupro, all'interno della relazione, e conseguentemente punirla? Questo anche quì in Italia, dove fino a qualche anno fa il sesso era considerato un dovere coniugale.
Eppure la sofferenza, quella c'è sempre stata. E mi sono ricordata le parole di Meri, la donna che ho intervistato per la mia inchiesta sulla violenza domestica.
Per anni è stata convinta, da conoscenti, amici, dalla stessa sua famiglia, che la causa delle violenze che subiva da suo marito... era lei. Ha tentato non si sa quante volte di migliorarsi, per evitare il supplizio a lei ed ai suoi figli, ma queste non diminuivano.
C'è stato bisogno di un dialogo con una dottoressa, nato tra l'altro per altre questioni di salute - che non erano altro che malattie psicosomatiche - per far individuare a Meri le vere cause delle sue sofferenze, e le sofferenze della sua famiglia: cause che non erano lei.
Di quì la rabbia che finalmente è uscita fuori, e la scelta della separazione.
In conclusione, penso che noi donne, con i nostri uomini al fianco, dobbiamo lavorare insieme, con onestà, per dare dei contorni reali, oggettivi, alle cause delle nostre sofferenze e frustrazioni nella relazione, per poter così affrontarle.
Perchè solo in questo modo, senza essere condizionati da ideologie o politiche che spesso ci confondono e ci portano lontano dal nostro vero essere e sentire, possiamo crescere insieme, affrontare le nostre sofferenze, le nostre paure, per una relazione di genere più equilibrata, e soddisfacente per entrambi.
Questo anche se guardando le cose come in realtà sono ci è scomodo, o ci proca disagio. Ma solo mettendoci nudi, uno di fronte all'altro senza mentire a noi stessi ed agli altri, affrontando questo disagio avremo la ricompensa di una relazione più vera.
Nel caso di Meri la soluzione è stata la separazione, in altri casi meno gravi la soluzione può essere lavorare insieme sulla relazione. Ma l'unica medicina è una evoluzione culturale, in cui l'ingrediente principale è l'onestà nell'individuare i reali contorni del problema, senza paure di perdere qualcosa, perchè la ricompensa è grande.
Consiglio, anche agli uomini, a me l'ha consigliato un amico, la lettura di un classico: "Donne che amano troppo".

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