venerdì 15 aprile 2011

"Il corpo delle donne": rivendicazione o atto di autolesionismo?

Finalmente ho avuto il tempo di vedere il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, di cui ho sentito tanto parlare, e devo dire mi ha lasciata un po’ perplessa, perché lo condivido solo in parte, ed in generale non mi rappresenta anzi, piuttosto penso che sotto alcuni aspetti sia un passo indietro nel percorso di emancipazione femminile. Vi spiego i miei perché.

Ammetto che il mio può essere solo un giudizio falsato dal fatto che guardo pochissimo la televisione, l’accendo molto di rado. 

Il mio mondo è fatto di lettura del giornale la mattina al bar, e di nuove tecnologie e l'attivismo sociale che sono la mia passione e il mio lavoro.
La televisione l’accendo solo per vedere qualche programma di approfondimento politico, a volte il telegiornale. Qualche volta affitto dei film, ma preferisco di gran lunga il cinema.
Non guardo mai programmi di intrattenimento, o talk show.

Per quanto riguarda la mia adolescenza, ricordo serial quali Happy Days, Mork e Mindy, la famiglia Jefferson, più tardi Willy il principe di Baylar. Ma la mia trasmissione preferita era Quark, amavo i documentari naturalistici, potevo passare giornate a guardarli.

Quindi.. sarà per questo che non ritengo quelli televisivi – in special modo quelli proposti dal video, cioè i talk show – dei modelli? Non mi sento per niente offesa anche perché non penso che mi rappresentino?

Quando mi capita di vedere (non seguire) certi programmi, facendo zapping o a casa di amici, o perché sbadatamente la televisione è rimasta accesa (occasione rara, visto che raramente l’accendo), vedo si soubrette, ballerine, donne più o meno costruite. Al contempo (quando sono fortunata ;-) vedo anche ballerini, uomini costruiti, palestrati, depilati, ciglia curate, con vestiti striminziti con i muscoli in bella evidenza.
Ci sono uomini che si sottopongono alla chirurgia estetica, che fanno lifting, trapianto di capelli, che usano cosmetici, che si truccano. Molti personaggi televisivi che lo fanno.

In sostanza il mettere in mostra i corpi, nella televisione (come tra l’altro nelle discoteche) non riguarda solo la donna, ma anche l’uomo. E l’autrice sbaglia quando parla di “sopruso a cui nessun uomo è obbligato….

Sul video viene detto che abbiamo introiettato il modello maschile... ma quale modello maschile? 

Gli uomini (come noi donne del resto), hanno diversi modelli: la donna procace e svestita, la donna elegante, la donna semplice acqua e sapone, la donna formosa o abbondante, la piccolina e magrolina, la donna scoperta, la donna coperta (agli altri magari, e scoperta per lui). Ho un amico che mi ha confessato che impazzisce per le ragazze che si mangiano le unghie.

Io negli uomini non disdegno la pancetta, ed ho amiche che inorridiscono quando lo dico!

Quali sarà di questi modelli quello giusto o quello sbagliato? Io penso che il giudizio non stia nei nostri corpi, ma negli occhi di chi li guarda, negli occhi moralisti che etichettano come “volgare”, gli occhi dell’autrice del video, che ha evidentemente introiettato i “modelli maschili” in modo femminile però, ancora più severi, ancora più denigranti.

Non trovo per nulla scandalosi tette e culi, attendo il giorno in cui uomini e donne godremo della vera libertà dei corpi. 
Trovo molto più denigrante chi vuole coprire il proprio ed altrui corpo, per giudizio, per egoismo, per invidia, per desiderio di controllo, per il possesso. 

Il voler coprire i corpi esprime lo stesso desiderio di possesso e controllo dei corpi di volerli scoprire.
Hoda Shaarawi, femminista egiziana che rifiuta il velo, ha recentemente dichiarato ai media occidentali: «Il velo e la nudità sono due facce della stessa medaglia. Le donne sono oggetti sessuali nel libero mercato. Io sono contro il trucco. La chirurgia plastica è un velo postmoderno»

In questa frase è racchiuso, a mio avviso, molto dell’eterno dibattito sul corpo femminile… il mercato e la finzione. 

La televisione è un mondo finto, e lo sappiamo, e trovo anche che il documentario "il corpo delle donne" lo sia anche un pò.
Condivido che una donna che ha un buon rapporto con se stessa, e con il proprio corpo, difficilmente ricorre alla chirurgia estetica, e che tale chirurgia sia per definizione finzione.
Vorrei piuttosto soffermarmi su quale sia il confine tra esprimere la nostra personalità e l’adattarci ad un modello esterno, come fossimo un oggetto di compravendita?

La risposta è non porci come oggetto ma come soggetto, vivere il nostro essere con naturalezza e consapevolezza.

E’ un desiderio ancestrale quello delle donne, e dell’uomo, adornare il proprio corpo per comunicare ciò che siamo, comunicare la nostra femminilità o mascolinità, per coccolarci prendendoci cura del nostro corpo anche esaltando ciò che più di esso ci piace.
Più essere un fermaglio fatto di osso, in piercing, un tatuaggio di hennè, una collana.
Nel momento in cui ciò è sentito come una tirannia, allora c’è qualcosa che non va in noi, un disagio derivante al doverci conformare secondo un’ideologia o morale comune, una sorta di “sbilanciamento”. 

L’essere umano, per sentirsi bene, deve tendere all’equilibrio: tra il suo benessere fisico, psichico e spirituale. Dove e quando si trova questo punto di equilibrio, o meglio verso quale direzione tende, penso che sia una questione sia di percorso individuale, che di contesto socio culturale in cui il soggetto vive.
Quello che percepisco nelle parole di Lorella Zanardo autrice del documentario, un certo sbilanciamento sul corpo, sull’apparire.
Ma quanta importanza diamo noi stesse a questo aspetto?
Invece di concentrarci su questo, e lottare, protestare come incita a fare la Zanardo... perché non ci scrolliamo di dosso questa dittatura, spesso auto imposta, e non ci concentriamo anche sull’aspetto spirituale?
Un esempio: invece di guardare la televisione, perché non andiamo a fare una passeggiata in spiaggia, in campagna, non andiamo ad una mostra... o facciamo qualcosa per noi stesse, che sentiamo che ci arricchisce?
Se ci concentriamo sulla nostra spiritualità, l’esteriore poi perde questo potere tirannico.

Torniamo al video.
C’è una frase che mi ha colpito molto: “Abbiamo stabilito che le donne emancipate si debbano porre come soggetti di seduzione anche quando interpellare per la loro professionalità, e ci sono adulte, preparate che avrebbero altro da dire…”.
Innanzitutto: che cosa è la seduzione? 

La seduzione è fatta di tante cose, le curve, le forme del corpo, lo sguardo, i gesti. Anche uno guardo timido, un sorriso dolce, un gesto, anche coprirci... tutte queste cose sono seducenti.
Non c’è nulla di più naturale del gioco di seduzione tra uomini e donne. 

Tornando agli esempi televisivi, prendiamo Serena Dandini, o Luciana Littizzetto, sono donne intelligenti, affermate, femminili e seduttivi. Guarda caso, queste due donne non sono state menzionate nel video.
La mia domanda è: non è che forse noi donne siamo le prime a soffermarci sull’apparire, e non ascoltiamo quello che dicono le donne femminili, curate?

Altra affermazione che mi lascia perplessa nel video: si dice che le donne quando sono in posizione di potere assumono gli stessi atteggiamenti aggressivi maschili (si porta l’esempio di Simona Ventura). 
Ma chi l’ha detto che l’aggressività e la sopraffazione siano istinti o atteggiamenti maschili?
Chi lo ha detto che le donne devono essere le calme, le ragionevoli, le “sottomesse”?
Io per anni ho giocato a basket... vi consiglio di andare a vedere una partita di basket femminile, e vi rendete quanto le donne se ne danno! Oppure un incontro di pugilato femminile...
Saranno forse l’aggressività e la sopraffazione istinti ed atteggiamenti umani, che possono essere mitigati dall’educazione?
Ecco, educazione e cultura, questi sono i nodi fondamentali. 
Lo stesso concetto di "nudità" è culturale. Ci sono delle culture in cui i seni scoperti non sono nudità, per altre culture si, e come sappiamo, la cultura è evolutiva. 

Concludo che come donna quindi non condivido in larga parte il documentario “il corpo delle donne” e rifiuto di essere rappresentato da esso.
Penso anche che sia sotto molti aspetti negativo per le donne.
Lo ritengo, infatti, moralista e stereotipato, e quella stessa ideologia maschilista, moralista e stigmatizzante che crede di fronteggiare, viene invece riproposta ed amplificata.

Basta martoriarci, basta essere severe con noi stesse, basta ingabbiarci, basta...  basta prostituire il nostro corpo per polemiche politiche mediatiche, perché in questo video vedo molta polemica politica.
Posso capire e condividere il fine, ma che venga usato il corpo delle donne per l’ennesima volta come strumento no! Il marcio sta da ben altra parte...

Quello che mi lascia allibita è che, ci sono delle donne che sono usate come gambi per il tavolo, o come contorno di uno showman... donne probabilmente intelligenti… che probabilmente hanno qualcosa da dire... e dove si sofferma l’autrice?
Sulle tette e culi!
Ma perché invece di soffermarsi sul corpo della donna, la Zanardo non si è soffermata sul ruolo della donna?

In sostanza viene riproposto il vayvorismo – e colpevolizzazione – del corpo femminile.
Quale sarebbe poi la soluzione dell’autrice?
Oscurare i nostri corpi? Adattarci per l’ennesimo volta ai canoni della nostra società, maschili o perfidamente femminili, ancora una volta limitando la nostra libertà personale?
Proprio l'altro giorno leggevo un articolo con una dichiarazione di una attivista egiziana, dove denunciava l'alto tasso di stupri nel suo paese. Eppure non di certo le donne sono svestite: l'attivista infatti lamentava che gli uomini si sentono padroni dei loro corpi. 

Suvvia, amiamoci di più piuttosto! Amiamo i nostri corpi, esprimiamo la nostra femminilità... che bello essere donne!
Viene il caldo poi, non so voi, ma io non vedo l’ora di spogliarmi.

Ecco il documentario il Corpo delle Donne per intero:


7 commenti:

Federica ha detto...

La penso allo stesso tuo modo :o)

snowdonia ha detto...

Bellissimo articolo, di raro acume e intelligenza critica. Complimenti.

snowdonia ha detto...

Articolo stupendo, di raro acume e intelligenza. Complimenti.

alessia ha detto...

io credo che, oltre ad una reazione da parte delle donne italiane, Lorella Zanardo invita ad una riflessione un po' più profonda. Non tutte le persone hanno gli elementi per poter decidere di non dare peso all'aspetto del corpo, ma al ruolo. I giovanissimi che guardano la televisione, non si pongono con occhio critico nei confronti di ciò che vedono, però assimilano come spugne. Imitano i modelli che i media propongono. La reazione quindi forse non dovrebbe arrivare solo da parte di chi non si riconosce in quel modello, ma anche da chi spera che gli stereotipi proposti possano evolversi, adeguandosi non solo alle eventuali richieste del mercato, ma anche alle ormai numerose iniziative che hanno lo scopo di invertire la tendenza.
Con tutto il rispetto, non so te, ma nei media e per le vie della città io noto sempre una maggiore presenza di volti, ma soprattutto corpi femminili piuttosto che maschili.

Anonimo ha detto...

Ringrazio per questo post e volevo fare alcune considerazioni.
In primo luogo ho da fare delle critiche, se non alla Zanardo, alla gran parte delle frequentatrici dei blog del sito. All'inizio li approvavo perché si opponevano a un modello unico di società, iniziato a metà degli anni 80, casualmente quando alcune televisioni hanno iniziato a proporre l'idea della donna svestita e disponibile. Col tempo hanno iniziato a porre dei distinguo, a condannare quest'usanza solo perché sarebbe espressione della cultura maschilista, e fin qui può andare se non fosse che: a parte che dimenticano di dire che quelle che si prestano a queste cose sono coscienti di quello che fanno, ma poi iniziando a scrivere dei post dove si deve tener conto della sessualità femminile, e fin qui nulla da dire, ma rinunciando a difendere la qualità della sessualità unita con un sentimento che, non deve portare a tutti i costi al matrimonio o ai figli, ma quanto meno non riduca l'atto alla mera esperienza o a un esericzio ginnico solo perché uno può piacere. Quindi da un lato no alla donna come oggetto sessuale, dall'altro (e qui vengo a te) la relazione usa e getta, caratteristica di questa società dell'effimero che critichi, non viene disdegnata dal corpo delle donne. Ma la distinzione è criptica.
Che poi, ammesso che a suo tempo le sinistre (non credo tutte) abbiano accettato questo modo di vivere, alla fine è fallito. E' diventato una cosa consumistica dove alla fine della promiscuità beneficia proprio il modello maschile primordiale, a parte la precarietà delle relazioni e i tradimenti che ci possono essere, cosa che per chi la subisce non è inoffensiva. E poi, tornando a un'argomento tuo, anche nell'uomo ci sono diversi modelli. Io per es. sono introverso, insicuro e mi piace leggere anche delle cose filosofiche e spirituali. E non credo di far parte di quegli uomini che guardano solo gli attributi femminili, ma cerco anche di capirle in profondità.
Comunque questo articolo mi ha dato la possibilità di riflettere. Ciao. Marcello

Anonimo ha detto...

Non vedo il mio commento pubblicato. Aspetto ancora qualche giorno o, essendo il post del 2011 l'ho scritto tardi?
marcello

Sara Mago ha detto...

Volevo scusarmi del ritardo con cui ho pubblicato i commenti.. sono stati mesi impegnativi sia sul fronte personale che professionale. Grazie di cuore per avermi letta e per il vostro contributo.