lunedì 24 ottobre 2011

La nuova Tunisia:censurato Persepolis,film sui diritti delle donne e la tolleranza religiosa.E le "femministe" dove sono?

La settimana scorsa ho pubblicato un post, con la scritta "Censored" ed ho cambiato l'immagine profilo della Pagina Facebook.

Eh si, perchè questa ondata di protesta nata nel genniaio 2011 nel Magreb e che ci sta investendo, porta con se tante contraddizioni, voglia di cambiamento, ma anche tanta intolleranza, censura... e sospetti. Sospetti di manovre, strumentalizzazioni... estremizzazioni.. frustrazioni.

E' difficile non lasciarsi trasportare, e mantenere un barlume di indipendenza critica ed intellettuale.

Tanti gli accadimenti, tante le riflessioni... tanto ho da scrivere ed aimè ho poco tempo per farlo in questo momento delicato, anche per la vita professionale e personale.

Il tema di Oggi è la Tunisia, stiamo aspettando il risultato delle elezioni, il primo banco di prova di questa ventata che ci sta attraversando.  Preme il pericolo estremista, staremo a vedere.

Nell'attesa dei risultati delle urne, vorrei ricordare un avvenimento emblematico, che è successo all'inizio della scorsa settimana.

Domenica 9 ottobre a Tunisi una folla di 300 persone ha tentato di incendiare la sede della Nessma, una televisione privata, “colpevole” di aver trasmesso – il venerdì precedente – Persepolis, il film d’animazione di Marjane Satrapi. La trasmissione del film in arabo dialettale tunisino era una prima visione in Tunisia. In seguito a tale trasmissione, sono comparsi su Facebook degli appelli a bruciare Nessma e a uccidere i giornalisti.

L'11 Ottobre, Nabil Karoui, direttore della televisione privata Nessma, ha chiesto scusa pubblicamente.


Da wikipedia: "Persepolis è un film d'animazione del 2007, candidato all'Oscar, basato sulla graphic novel autobiografica omonima. Il film è stato scritto e diretto da Marjane Satrapi, l'autrice delle memorie, e da Vincent Paronnaud. La storia (che è un romanzo di formazione) inizia poco prima della Rivoluzione iraniana. Nel film viene mostrato, inizialmente attraverso gli occhi di Marjane a nove anni, come le speranze di cambiamento della gente furono infrante lentamente quando presero il potere i fondamentalisti islamici, obbligando le donne a coprirsi la testa e imprigionando migliaia di persone. La storia si conclude con Marjane, ormai ventiduenne, che espatria. Il titolo è un riferimento all'antica città storica di Persepoli.Il film ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes 2007 ed è stato distribuito in Francia ed in Belgio il 27 giugno 2007. Nel suo discorso durante il ricevimento del premio a Cannes, Satrapi ha detto: "Nonostante questo film sia universale, voglio dedicare il premio a tutti gli Iraniani."



Ecco il trailer del film in Italiano:


Un tema predominante in questi mesi, è che la lotta ideologica e di potere, viene fatta aimè anche sul corpo delle donne, sulle quali vengono fatte mille pressioni, alimentata anche da alcune donne, il problema è che spesso quasi con toni quasi auto-punitivi, o involutivi rispetto al cammino che il movimento femminile ha percorso fino ai giorni nostri.

Ne abbiamo già discusso tante di quelle volte!
Il nostro corpo, ed il nostro apparire, è diventato un campo di battaglia.. ma perché non ci lasciano.. e non ci lasciamo.. in pace!

Il video ci ripropone il tema del velo, dello scoprire e del coprire. Un tema che in realtà, se facciamo un tuffo indietro nella storia ci riguarda molto da vicino. Riporto dall'articolo "Velo e società": "Nelle culture antiche presenti nella zona [Palestina ndr], esso rappresentava un segno di distinzione tra le donne ricche e nobili dalle prostitute e dalle schiave, che avevano l’obbligo di girare a capo scoperto. Tutelava quindi le donne rispettabili."


Che poi non è altro che la traduzione di quanto scritto nel Corano:

« Dì ai credenti di abbassare il loro sguardo e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce quello che fanno. E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto (khumur) e non mostrare dei loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri….. e non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano…” (XXIV,30-35)

Non dimentichiamoci che il velo fino a qualche decennio fa era un obbligo anche nelle nostre Chiese (dovuta ad una lettura parziale del testo Prima Lettera ai Corinti -1Cor 11.. parziale perchè nello stesso testo si sancisce l'uguaglianza dell'uomo della donna e la non obbligatorietà del velo "la lunga chioma le è stata data a mò di velo" ndr).

Mi ha colpito un giorno un commento di una lettrice del blog sulla Pagina Facebook... la signora, calabrese, disse che per le sue figlie (la signora ha circa l'età di mia madre) si sarebbe aspettata, dopo tutte le lotte che pensava vinte delle femministe del suo tempo - laiche e cattoliche - la possibilità di indossare vestiti futuristici, piuttosto che vederle dibattere ancora sul velo, che al suo paese (in Calabria) quando era giovane le ragazze erano obbligate socialmente ad indossare. Se un ragazzo toccava o toglieva ad esse in pubblico il velo, erano obbligate a sposarlo altrimenti sarebbero state svergognate.

Invece eccoci quì... ancora la nostra dignità si basa su un indumento, sulla cui assenza o presenza, si giustifica un giudizio, o azione di disprezzo o violenza.

In fondo faciliteremo il compito a molti se distinguiamo le donne tra puttane e spose sulla base di un fazzoletto in testa! Nulla di più semplice e comodo.

Al Femminist Blog Camp (che poi non è un vero Camp, ovvero libera conferenza come usanza ormai da anni nel web... o forse lo è.. nel senso lo è ma non è proprio libero.. o forse si o forse no.. dipende se sei o meno in accordo con il pensiero di Femminismo a Sud, le organizzatrici.. quindi è libera ma il pensiero è imposto :-) Non sto impazzendo, è che mi è successo un bizzarro episodio, di cui vi racconterò nei prossimo giorni se la vita mi da tregua, e mi lascia il tempo di scrivere) nell'header, compare infatti in primo piano una donna velata. Quando chiesi ad una delle organizzatrici come mai (visto che se l'obbiettivo era quello di essere trasversali, quindi rappresentare tutte le etnie e religioni.. non è stato rispettato perchè l'unica cultura e religione rappresentata, oltre a quella "laico-occidentale" è quella "arabo-islamica", non troviamo infatti rappresentati altri abiti etnici o religiosi)  lei mi rispose "Ma lo conosci il movimento femminista islamista?".

E caspita se lo conosco il movimento Islamista.. si è opposto con le unghie e con i denti alla recente (2004) riforma del diritto familiare in Marocco, che ha dato maggiore dignità alle donne, come ad esempio la possibilità di sposarsi senza la necessaria approvazione di un uomo della famiglia, e la possibilità di intraprendere un procedimento di divorzio su basi più egualitarie.

Nessuno nega che ci siano donne islamiste. Parte della polizia iraniana, che letteralmente picchia le donne per strada se peccano di "bad vail" (velo non correttamente indossato) è composto da donne.

La scusa è sempre quella, qualsiasi apertura nei confronti dei diritti delle donne, è bollata come frutto della colonizzazione occidentale... tesi cavalcata, con non poca ignoranza sul tema (si arriva a giustificare il velo integrale) da alcune correnti politiche italiane.

Mi dispiace, che le ragazze di Femminismo a Sud, non hanno preso in considerazione femministe come Huda Shaarawi intellettuale  musulmana egiziana. Nel 1923, di ritorno da un convegno femminista "con le colleghe europee", ha avuto il coraggio di togliersi il velo al Cairo - prima donna a farlo pubblicamente - ed il bello è che le sue compagne l'hanno imitata!

Nawal El Saadawi, sua erede... che ha recentemente dichiarato ai media occidentali «Il velo e la nudità sono due facce della stessa medaglia. Le donne sono oggetti sessuali nel libero mercato. Io sono contro il trucco. La chirurgia plastica è un velo postmoderno». 


Peccato che le ragazze di Femminismo a Sud non hanno preso in considerazione Doria Ahmad Shafik, la figlia del Nilo ... o Ahdaf Soueif... o Gamila Ismail


Hanno forse preferito per l'ennesima volta, assoggettare il nostro corpo all'ennesima provocazione politico - ideologica, cadendo nel trabocchetto della strumentalizzazione.

La questione femminile è molto strumentalizzata, ed assoggetta alla brama di petrolio. Lo dimostra anche il Premiio Nobel per la Pace - premio molto politicizzato, basti pensare che nel 2009 è stato dato a Barack Obama, presidente del paese guerrafondaio per eccellenza dove ancora è in vigore la pena di morte - alla conservatrice Tawakkul 'Abd al-Salam Karman

Proprio l'altro giorno discutevamo con l'autrice di Mille ed Una Donna, sul fatto che le femministe italiane, al di la delle posizioni ideologiche, bisogna che si mettano a discutere e prendere delle posizioni forte sui veri diritti delle donne, e perché no, anche nei confronti del velo.
Sinceramente sono molto in crisi, a questo punto mi sto perdendo anche il significato del termine "Femminismo". Mi ci riconosco? Se questo è l'attuale femminismo, così contraddittorio ed autolesionista.. bhè.. no!

Ed abbiamo concluso che è ora che riaffermiamo con forza, che la nostra femminilità.. non è qualcosa da cedere a qualcuno, magari in esclusiva.. la femminilità è nostra, è bella, non si può ingabbiare... si può solo manifestare, come solo noi vogliamo.

Concludo con una bella riflessione, fatta da una ragazza che si era convertita all'Islam, ed ha indossato il velo.. per poi liberarsene definitivamente. Mi disse che il maschilismo occidentale ed orientale sono complementari, anzi sono la stessa cosa.. e che molto spesso donne occidentali si convertono e si mettono il velo perché sono stanche di lottare.

Io aimè non sono stanca, e non posso fare a meno di lottare!

Comunque c'è una cosa che forse secondo me è ancor più grave.. nonostante le mie ricerche.. nel sito Femminismo a Sud - spero, lo giuro, di sbagliarmi.. ed allora farò il mea culpa - non trovo alcun riferimento alle violenze compiute ai danni della giornalista americana Lara Logan, che l'11 febbraio è stata stuprata al Cairo, in piazza Tahir, da una folla di egiziani che stava festeggiando le dimissioni di Mumbarak. Stuprata per quasi mezzora, li.. in una piazza gremita di gente.. senza che qualcuno muovesse un dito per salvarla. Ehhh già già lei non aveva il velo a proteggerle i capelli biondi... e poi é una occidentale.. americana per di più!

Però denunciare questo stupro di gruppo, compiuto da rivoluzionari tra rivoluzionari alla luce del giorno in una piazza, non si può.. è da fascisti.. è da razzisti.. filo occidentali e colonialisti!

E' la dimostrazione, ribadisco, che la lotta ideologica avviene sul corpo delle donne, ed aimè, ci sono alcune di esse che lo permettono.

2 commenti:

Serena ha detto...

ho scoperto il tuo blog per caso e devo dire che è interessante ciò che scrivi.
questo post mi è piaciuto molto, personalmente non avevo mai riflettuto in modo serio sulla questione del femminismo arabo, grazie per gli spunti! :)
per quanto riguarda "Femminismo a Su", ammetto che sono persone molto impegnate e serie, ma in effetti anche io non sempre concordo con le loro idee, mi pare che a volte si sentano le legittime eredi del femminismo originario...boh. E' che a volte come hai detto tu si ha paura di passare per razzisti e ci si schera in difesa del "relativismo" culturale".
sono del parere che provare a diffondere un'idea senza imporla non ha nulla di razzista e non è sopraffazione.
comunque spero di leggere presto altri tuoi scritti!
un saluto,
Serena

Sara Mago ha detto...

Grazi emille serena dells solidarietà! Femminismo a sud mi ha escluso dal feminist blog camp, sono stata censurata. Penso che quest'atteggiamento sia stato un insulto nei confronti delle donne. L'Iniziativa io sono è stata bella perchè trasversale, ogni donna è stata libera di eprimersi.. essere donna vuol dire avere tante sfaccettature. Essere donna significa essere libere di essere noi stesse.. ma quando un'ideologia ci rende miopi, a tal punto di zittire gli altri.. significa auto limitarci. Che brutta cosa.. devo dire che questo episodio mi ha molto demoralizzata, per questo ho smesso di scrivere (oltre che a causa di impegni oltre ad un trasloco).